Into Black Air: Disrotted, «Divination»

DisrottedDivinationDear friend,

I remembered them well from the last year, with their self titled debut. Well, to be honest, if you’d asked me, I’d say I remembered the heaviness, and this is what I just found again in their second album. Yes, Divination by the Chicago trio Disrotted is all about heaviness – sublime, unadulterated, sheer heaviness.

You may argue that this does not come as a surprise, as far as I’m writing to you about heavy metal. Well, yes, but not every heavy metal band build their house just on the heavy. Disrotted do, at maximum level and with excellent results.

Aside from the strange and unsettling interlude of Beneath the Earth, you are presented with three long tracks (the last one very long) saturated with a quite perfect string tone, tortured growls and screams, and a colossal drumming (and we all know that slow drumming is way more difficult). Then you have the riffs: three slow giga-riffs going endlessly downwards, just a step before absolute stillness.

Droning with such a heavy sonic material is not easy, but they succeeded in combining the two drives, and at the end of this enormous digging, at the end of the beautiful and epic sixteen minutes of The Arcane Oath you find yourself somewhere very deep but also unexpectedly breathing.

Yours heavily, mp

Disrotted, Divination, Nerve Altar 2016.

 

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Monument Valley: Disrotted, Black Sheep Wall (Promenade métallique #33)

Disrotted  IMGoingToKillMyself

La prima cosa da dire – e forse anche l’unica – sarebbe: madonnasanta che bei dischi! Pur non suonando allo stesso modo, al contrario, l’album d’esordio dei Disrotted, da Chicago, e il terzo album dei californiani Black Sheep Wall sono due monumenti dello sludge/doom odierno, nella sua forma più pura, convincente ed esaltante.

1. A casa Disrotted troviamo, appena entrati, praticamente sulla soglia, un suono di chitarra perfetto, ultrapesante, abrasivo e scavato nella roccia. Poco oltre ci accoglie la voce del sepolcro. Da lì in poi, su ritmi prevalentemente lenti e asfissianti, procede un giro di quattro brani, basato più sulla saturazione che sulla sorpresa. Fino alle bombe di profondità di Restless Dead, che concludono l’album in un’apoteosi di ostinazione. Toni gravi, uniformità di rimbombo e di passo, cupa determinazione fanno di Disrotted la conferma delle potenzialità di un suono e la promessa di ulteriori esplorazioni.

2. I primi passi in casa Black Sheep Wall possono essere invece leggermente forvianti, per quanto la voce straziata sia più che un indizio di quanto ci aspetta. Basta svoltare l’angolo del primo brano per capire esattamente come stanno le cose, in quale acciaieria siamo finiti. È ovvio che per tenere la distanza ci si affida alla ripetizione, ma occorre saperlo fare e bisogna avere il materiale sonoro, cioè i riff, in grado di reggere decine e decine di ripetizioni. «Occorre saperlo fare»: cosa significa esattamente questa frase apparentemente tautologica? Significa, per me, che la tensione esecutiva non si esaurisce progressivamente, né per così dire si addormenta, bensì si alimenta della ripetizione stessa, concresce su se stessa, strato dopo strato, fin dove è possibile spingerla. Qui siamo lontani dallo spirito del drone, che è ipnosi, smaterializzazione, fusione; qui lo spirito è piuttosto quello dell’«inane accanimento», che può trovare, proprio in quella punta acuminata di vana ossessività, una sua grandezza tragica. In questo senso la mezz’ora abbondante e ciclopica di Metallica, che chiude in gloria I’m Going to Kill Myself, è un compiuto capolavoro.

Disrotted, Disrotted, Diseased Audio 2015; Black Sheep Wall, I’m Going to Kill Myself, Season of Mist 2015.

 

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