Metal Church (Metallo pensante #4)

All’inizio dici: sono sempre loro, sanno suonare, fanno i tecnici. A track #3: okay, hanno dato il meglio. E a quel punto suona il campanello, proprio su un morendo. Di lì in poi è tutto un crescendo. Di idee, di riff, di doppia cassa “gentile”, sovraincisioni e chorus semplicemente azzeccati. E di quella pulsazione metallica, fluida, padroneggiata. Senza spocchia: very humble, very heavy. E alla fine ti rendi conto che stai ascoltando questo disco da vent’anni.

Metal Church, The Human Factor, 1991.

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Libero indugio

Frammento XXVII

È parte di me un uomo da lavoro,
Rude le membra e in giubba affumicata,
Che tutto nel sonoro
Bàttito volge della sua giornata;
È di me parte l’uom che pavoneggia
La vanità della superbia dotta,
E coi bravi gareggia
E pugna dentro alla civile lotta;
È di me parte l’uom che nell’azzardo
Del presente s’incita e la gazzetta
Ha per vangel, beffardo
A ciò che non appaga la sua fretta;
È di me parte l’uom che s’apparecchia
Il gioir dei conforti
Mondani, e non si specchia
Che dove è la violenza dei più forti;
E altro ancora: e intendo
Il divenir tremendo che non cura
L’opporsi, e si fa storia e natura;
Ma dove nel libero indugio
Arcanamente s’agita il mio volo,
Odio l’usura del tempo
Paurosamente solo.

Clemente Rebora, Frammenti lirici, 1913.

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Napalm Death (Metallo pensante #3)

Ci sono affezionato. Alle loro facce invecchiate. A questo picchiare sempre e comunque, che per alcuni è ormai fine a se stesso e per altri no. A questo fiume tumultuoso di riff e progressioni, mai veramente memorabili, a parte un paio di casi per album, ma sempre pesanti come il piombo. E al growl e allo scream, s’intende. Hanno scritto una sola canzone lunga più o meno un giorno? Per me possono andare avanti anche una settimana intera. Senza interruzioni.

Napalm Death, Time Waits for No Slave, 2008.

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Riconoscimenti

«È vero che mi è capitato di attraversare con il rosso un certo numero di volte, d’altra parte mi sono anche fermato molte volte con il verde e non ne ho mai ricevuto alcun riconoscimento.»

Glenn Gould. (Forse non gli sarebbe dispiaciuto sapere che le sue mani venivano da qui.)

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Rammstein (Metallo pensante #2)

Non posso credere che il brano più interessante del nuovo cd dei Rammstein sia un pezzo praticamente acustico, con un tizio che fischietta e Till Lindemann che canta ispirato (be’, questa non è proprio una novità). L’affetto non evapora così facilmente, però ho cercato avanti e indietro in Liebe ist für alle da, non dico qualcosa di nuovo, ma almeno qualcosa di potente, e alla fine mi ritrovo soltanto a urlare «Buchstabu» e a fischiettare Roter Sand.

Rammstein, Liebe ist für alle da, 2009

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Street Sweeper Social Club (Metallo pensante #1)

Che Tom Morello abbia un PhD in riffologia non è in discussione. Ha dimostrato alcuni teoremi che restano fondamentali, da quelli più lineari come Bullet in the Head e Killing in the Name, a quelli più arditi come Born of a Broken Man. È con rispetto, quindi, che ascolto i suoi ultimi lavori. Magari spiace un po’ che al posto di Zack ci sia quella che potremmo definire una sua controfigura, e che lo stesso Tom abbia dovuto arrangiarsi al basso (per non parlare della mancanza di Brad Wilk alla batteria). Diciamo allora che la grandezza sta riposando e che quelli di SSSC sono corollari dei grandi teoremi dei RATM.
Tom Morello & Boots Riley, Street Sweeper Social Club, 2009

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Purché

«Mia moglie gli servì una volta a colazione formaggio svizzero e pane di segala, due cose che gli piacevano molto. Da allora in poi, volle sempre mangiare pane di segala e formaggio a tutti i pasti… Non gli importava molto quel che mangiava, dichiarò, purché si trattasse della stessa cosa.»
Norman Malcolm, Ludwig Wittgenstein, Bompiani, 1988.

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