Týr, «The Wild Rover» (Riproduzione casuale attiva)

Questa proprio non me l’aspettavo… Provenienti dalle Fær Øer (non l’unica band dell’arcipelago, peraltro), i Týr sono tra gli esponenti di punta del viking metal, cantano in faroese e non risparmiano su catene e cotte. Qui si lanciano in una cover di un classico folk irlandese, forse con radici più settentrionali (non sono l’unica band metal ad averlo fatto, peraltro). Il risultato, come si può immaginare, funziona soprattutto dal vivo (cosa che avviene anche con i Dubliners, peraltro).

Týr, The Wild Rover, in Eric the Red (2003)

 

Continue Reading

Hydromedusa, «I’ll make it home» (Riproduzione casuale attiva)

Sono australiani gli Hydromedusa, di Adelaide, e nel 2011 hanno messo in circolazione gratuitamente un EP, un po’ sludge, un po’ hardcore, un po’ stoner, un po’ non si sa bene, completo di un brano monstre della durata di 23’29” che mette a dura prova (Pemulwuy). L’apertura però è affidata a I’ll make it home, baciato da un riff contagioso, perfetto per cominciare un concerto in un bel postaccio surriscaldato.

Hydromedusa, I’ll make it home, in Hydromedusa (2011)

 

Continue Reading

Blind Willie Johnson, «God Moves on the Water» (Riproduzione casuale attiva)

Non c’è poi una gran distanza tra le mie amate colate metalliche e la forza che si sprigiona da un blues come questo. Sulle poche incisioni di Blind Willie Johnson (attivo negli anni ’20 e ’30), come sul blues delle origini, la bibliografia è sterminata, quindi, o si studia, oppure semplicemente si ascolta, spostati di peso in un altro luogo (esattamente come mi accade col gregoriano). God Moves on the Water è una «Titanic song» («Year of nineteen hundred and twelve, April the 14th day / Great Titanic struck an iceberg…»), la chitarra slide dialoga con una voce roca e senza tempo, intorno il silenzio. Quando ci capito, per un paio di giorni non ascolto altro (e poi, naturalmente, c’è la faccenda dei Led Zeppelin…)

Continue Reading

Voivod, «Cosmic Conspiracy» (Riproduzione casuale attiva)

C’è sempre qualcosa di speciale in un brano dei Voivod, soprattutto sul piano armonico. Possono non essere tutti memorabili, i loro brani, ma sono sicuramente riconoscibili, per certi scarti dagli schemi classici che non ti aspetti. Cosmic Conspiracy non fa eccezione, in particolare per un curioso sviluppo erratico. Negatron (anche i loro titoli sono notevoli), poi, è uno dei loro album migliori, ancorché controverso. Il fatto che per un po’ ci abbia suonato Jason «Jasonic» Newsted mi fece molto piacere – per quanto ciò possa avere un senso.

Voivod, Cosmic Conspiracy, in Negatron (1995).

 

Continue Reading

Cruachan, «Fall of Gondolin» (Riproduzione casuale attiva*)

Folk metal celtico. Tra i padri del genere, i Cruachan vengono da Dublino e questo brano fa parte del loro primo album. Adesso sono in cinque, la base più un flauto e un violino/bozouki. Capisco senz’altro la curiosità, capisco anche che una cosa del genere si possa fare, ma c’è qualcosa che non funziona, tra la voce, la sovrapposizione di percussioni rock e folk e il trapasso fra linee «celtiche» e death delle chitarre. Non si parlano, le due cose.

Cruachan, Fall of Gondolin, in Tuatha Na Gael (1995).

 

(*RCA, cioè: vediamo un po’ che cosa c’è in questo iPod.)

 

Continue Reading