Monument Valley: Disrotted, Black Sheep Wall (Promenade métallique #33)

Disrotted  IMGoingToKillMyself

La prima cosa da dire – e forse anche l’unica – sarebbe: madonnasanta che bei dischi! Pur non suonando allo stesso modo, al contrario, l’album d’esordio dei Disrotted, da Chicago, e il terzo album dei californiani Black Sheep Wall sono due monumenti dello sludge/doom odierno, nella sua forma più pura, convincente ed esaltante.

1. A casa Disrotted troviamo, appena entrati, praticamente sulla soglia, un suono di chitarra perfetto, ultrapesante, abrasivo e scavato nella roccia. Poco oltre ci accoglie la voce del sepolcro. Da lì in poi, su ritmi prevalentemente lenti e asfissianti, procede un giro di quattro brani, basato più sulla saturazione che sulla sorpresa. Fino alle bombe di profondità di Restless Dead, che concludono l’album in un’apoteosi di ostinazione. Toni gravi, uniformità di rimbombo e di passo, cupa determinazione fanno di Disrotted la conferma delle potenzialità di un suono e la promessa di ulteriori esplorazioni.

2. I primi passi in casa Black Sheep Wall possono essere invece leggermente forvianti, per quanto la voce straziata sia più che un indizio di quanto ci aspetta. Basta svoltare l’angolo del primo brano per capire esattamente come stanno le cose, in quale acciaieria siamo finiti. È ovvio che per tenere la distanza ci si affida alla ripetizione, ma occorre saperlo fare e bisogna avere il materiale sonoro, cioè i riff, in grado di reggere decine e decine di ripetizioni. «Occorre saperlo fare»: cosa significa esattamente questa frase apparentemente tautologica? Significa, per me, che la tensione esecutiva non si esaurisce progressivamente, né per così dire si addormenta, bensì si alimenta della ripetizione stessa, concresce su se stessa, strato dopo strato, fin dove è possibile spingerla. Qui siamo lontani dallo spirito del drone, che è ipnosi, smaterializzazione, fusione; qui lo spirito è piuttosto quello dell’«inane accanimento», che può trovare, proprio in quella punta acuminata di vana ossessività, una sua grandezza tragica. In questo senso la mezz’ora abbondante e ciclopica di Metallica, che chiude in gloria I’m Going to Kill Myself, è un compiuto capolavoro.

Disrotted, Disrotted, Diseased Audio 2015; Black Sheep Wall, I’m Going to Kill Myself, Season of Mist 2015.