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Pantera, Sandblasted Skin (Riffology #31)

30 dicembre, 2011 (20:49) | Music non stop, Riffology | By: MrPotts

Ho pensato a lungo a quale riff scegliere per l’omaggio che non poteva mancare ai Pantera e a Dimebag Darell. Anche perché non si può dire che il ruolo cardinale di Dimebag nel metal degli anni Novanta e il suo lascito siano legati ai riff. È il suono che non si dimentica, la sua fluidità da fiamma liquida, l’ampiezza della scala, le torsioni da vertigine e quella sensazione di continua rottura degli argini e dei canoni. Una dinamica incontenibile, appoggiata sulle spalle robustissime della batteria del fratello Vinnie e sui cordoni d’acciaio del basso di Rex Brown. Così, invece di trovare il riff «più significativo», la «firma», ripiego su quello che più si è inciso nella mia memoria, al punto che vi ho riversato tutto l’affetto – non potrei definirlo diversamente – che provo per i Pantera. Non è nemmeo un riff vero e proprio: è una frasetta, un tic motorio, una ferita che continua a infiammarsi, un niente che balla su se stesso e si autoriproduce. Probabilmente è un passaggio di poca importanza in un corpus ancora oggi mirabile, ma per me lì il metallo è purissimo.

Il brano è (Reprise) Sandblasted Skin e, più ancora che nella versione in studio, da The Great Southern Trendkill (1996): Sandblasted skin (studio) riff (x3), il riff si può apprezzare nella versione live riportata in Official Live: 101 Proof (1997), in cui la disperazione, lo strazio per la fine ormai imminente del gruppo, gli armonici lancinanti di Dimebag e l’ostinazione con la quale i quattro corrono verso il burrone bruciano le orecchie: Sandblasted Skin (live) riff

Un’occhiata a com’era dal vivo, al piccolo recinto infernale – chiuso davanti e dietro – entro il quale si aggiravano i Pantera, vale sicuramente più delle mie parole. «The trend is dead», grida Philip Anselmo.

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